Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e della Trombosi

        

Davide Imberti*, Domenico Prisco**

*Centro Emostasi e Trombosi, Ospedale Civile, Piacenza

** Dipartimento di Area Critica Medico-chirurgica, Università di Firenze

 

STUDI CLINICI CON RIVAROXABAN CONDOTTI IN CHIRURGIA ORTOPEDICA MAGGIORE

Per valutare l’efficacia e la sicurezza del rivaroxaban nella chirurgia ortopedica maggiore, sono stati condotti quattro studi di fase II. Due studi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di diversi dosaggi di rivaroxaban somministrato due volte al giorno per 5-9 giorni per la prevenzione di TEV in pazienti sottoposti a sostituzione totale dell’anca o sostituzione totale del ginocchio (33-34). Entrambi gli studi hanno esaminato dosi giornaliere totali di 5-60 mg di rivaroxaban e hanno dimostrato che un’ampia variazione di dose (da 5 a 20 mg/die) ha riportato risultati sovrapponibili a quelli dell’enoxaparina alla dose profilattica standard (33-34). Un terzo studio ha dimostrato che il rivaroxaban è efficace somministrato sia due sia una volta al giorno (35), mentre il quarto studio ha mostrato che 10 mg/die di rivaroxaban rappresenta il dosaggio ideale in termini di sicurezza ed efficacia, quando paragonato a 40 mg di enoxaparina in un ampio numero di pazienti sottoposti a protesi d’anca (36). Questi dati sono stati confermati da un’analisi combinata della popolazione dei pazienti arruolati negli studi di fase II, che ha supportato in maniera definitiva la scelta del dosaggio di 10 mg/die di rivaroxaban da impiegare negli studi di fase III (37).

 

Quattro studi di fase III sono stati condotti per valutare l’efficacia e la sicurezza del rivaroxaban nella profilassi del TEV nella chirurgia ortopedica maggiore degli arti inferiori (Studi RECORD) (38-41). Più di 12.500 pazienti sono stati arruolati in queste quattro sperimentazioni randomizzate, controllate, multicentriche, in doppio cieco, di confronto tra rivaroxaban ed enoxaparina con dosaggi differenti e per diverse durate della terapia. Tutti i pazienti si sono sottoposti a venografia bilaterale il giorno dopo l’ultima somministrazione del farmaco (o prima se il paziente mostrava sintomi di TVP) e hanno avuto una visita di controllo 30-35 giorni dopo l’ultima somministrazione del farmaco. Inoltre, nel corso dello studio e durante il followup, sono stati monitorati gli esami di laboratorio (inclusi gli enzimi epatici) e gli eventi cardiovascolari (38-41).

Gli studi RECORD avevano gli stessi end-point: l’outcome primario di efficacia era la combinazione di qualsiasi TVP, EP non fatale, e decesso per tutte le cause fino a 30-42 giorni dopo l’intervento (38,39) o entro 13-17 giorni dall’intervento (40,41); il principale outcome secondario di efficacia era il TEV maggiore, definito 13 come la combinazione di TVP prossimale, EP non fatale e decesso correlato a TEV; gli altri outcome di efficacia erano rappresentati dalla incidenza di TVP (qualsiasi trombosi, prossimale o distale), incidenza di TEV sintomatico durante la cura e il follow-up, e il decesso durante il periodo di follow-up. Il principale outcome di sicurezza era rappresentato dall’incidenza di eventi emorragici maggiori insorti dopo la prima somministrazione del farmaco e fino a 2 giorni dopo l’ultima dose (nel periodo di terapia). L’evento emorragico maggiore era definito come evento emorragico fatale, verificatosi in un organo critico (emorragia retro-peritoneale, intracranica, intraoculare e intraspinale), o un’emorragia con necessità di reintervento o un sanguinamento al di fuori del sito chirurgico che fosse clinicamente evidente e fosse associato ad una caduta del livello dell’emoglobina di almeno 2 g/dL o alla trasfusione di due o più unità di sangue intero o di emazie concentrate. Gli altri outcome di sicurezza includevano qualsiasi sanguinamento durante la terapia, qualsiasi emorragia non maggiore in corso di trattamento, complicazioni emorragiche della ferita (una combinazione di ematoma della ferita e sanguinamento dal sito chirurgico), qualsiasi evento emorragico insorto dopo la prima somministrazione orale di rivaroxaban o placebo e fino a due giorni dopo l’ultima somministrazione, eventi avversi e decesso.

 

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