Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e della Trombosi

        

Davide Imberti*, Domenico Prisco**

*Centro Emostasi e Trombosi, Ospedale Civile, Piacenza

** Dipartimento di Area Critica Medico-chirurgica, Università di Firenze

STUDI CLINICI CON APIXABAN CONDOTTI IN CHIRURGIA ORTOPEDICA MAGGIORE

Apixaban è stato valutato in uno studio di fase II, condotto in 1238 pazienti sottoposti a sostituzione elettiva totale del ginocchio (studio APROPOS) (24). Lo studio APROPOS è uno studio di fase 2, di dose ranging, multicentrico in cui era compreso anche un braccio di confronto in aperto con warfarin (range INR 1,8-3,0). L’età media dei pazienti era di 66,7 ± 9,2 anni; inoltre, il 21,1% di essi 12 aveva un’età di almeno 75 anni. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere una delle 6 dosi di apixaban per via orale (5, 10 o 20 mg x 1 oppure 2,5, 5 o 10 mg x 2.) oppure lo standard di terapia secondo il regime di dosaggio in uso in US (enoxaparina 30 mg x 2, ogni 12 ore o warfarin/INR range 1,8- 3,0). In questo studio si è osservata un’incidenza di sanguinamenti maggiori nel gruppo apixaban dallo 0% per la dose 2,5 mg x 2 al 3,3% per la dose 20 mg x 1. Non si sono osservati sanguinamenti maggiori con enoxaparina o warfarin (24). Riguardo ai risultati di efficacia, lo studio ha dimostrato che per ciascuno dei 6 gruppi apixaban si è osservata una ridotta incidenza di eventi dell’endpoint primario rispetto a enoxaparina o warfarin con una riduzione del rischio relativo dal 21 al 69% se confrontati con enoxaparina e dal 53 al 82% se confrontati con warfarin. Per quanto riguarda l’endpoint primario non si è osservato un effetto dose-risposta statisticamente significativo (24). La scelta di una dose di apixaban che non si associava ad un aumento del rischio emorragico rispetto ad enoxaparina, è stata a favore delle dosi di apixaban di 2,5 mg x 2 e 5 mg x 1, con le quali si è osservata un’incidenza di sanguinamenti numericamente inferiore rispetto ad enoxaparina.

Davide Imberti*, Domenico Prisco**

*Centro Emostasi e Trombosi, Ospedale Civile, Piacenza

** Dipartimento di Area Critica Medico-chirurgica, Università di Firenze

 

STUDI CLINICI CON RIVAROXABAN CONDOTTI IN CHIRURGIA ORTOPEDICA MAGGIORE

Per valutare l’efficacia e la sicurezza del rivaroxaban nella chirurgia ortopedica maggiore, sono stati condotti quattro studi di fase II. Due studi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di diversi dosaggi di rivaroxaban somministrato due volte al giorno per 5-9 giorni per la prevenzione di TEV in pazienti sottoposti a sostituzione totale dell’anca o sostituzione totale del ginocchio (33-34). Entrambi gli studi hanno esaminato dosi giornaliere totali di 5-60 mg di rivaroxaban e hanno dimostrato che un’ampia variazione di dose (da 5 a 20 mg/die) ha riportato risultati sovrapponibili a quelli dell’enoxaparina alla dose profilattica standard (33-34). Un terzo studio ha dimostrato che il rivaroxaban è efficace somministrato sia due sia una volta al giorno (35), mentre il quarto studio ha mostrato che 10 mg/die di rivaroxaban rappresenta il dosaggio ideale in termini di sicurezza ed efficacia, quando paragonato a 40 mg di enoxaparina in un ampio numero di pazienti sottoposti a protesi d’anca (36). Questi dati sono stati confermati da un’analisi combinata della popolazione dei pazienti arruolati negli studi di fase II, che ha supportato in maniera definitiva la scelta del dosaggio di 10 mg/die di rivaroxaban da impiegare negli studi di fase III (37).

Walter Ageno*, Domenico Prisco**

*Dipartimento di Medicina Clinica, Università dell’Insubria, Varese
** Dipartimento di Area Critica Medico-chirurgica, Università di Firenze

 

INTRODUZIONE


La patologia tromboembolica venosa è associata ad un importante tasso di morbosità e mortalità con un conseguente elevato impatto sui costi sanitari (1). I pazienti sottoposti a procedure chirurgiche ortopediche cosiddette maggiori (le quali includono la chirurgia protesica d’anca e la chirurgia protesica di ginocchio), risultano tra le categorie di pazienti a maggior rischio di tromboembolismo venoso (TEV), cioè di trombosi venosa profonda (TVP) e di embolia polmonare (EP); questo rischio è presente non solo nei giorni immediatamente successivi all’intervento, ma si protrae anche nelle 4-5 settimane successive. In base ai risultati di diversi studi clinici nei quali a tutti i pazienti sottoposti a procedure di chirurgia ortopedica maggiore veniva eseguito uno screening per la TVP mediante esecuzione di flebografia, in assenza di misure di profilassi antitrombotica l’incidenza di TVP varia dal 40% al 60%; in particolare, l’incidenza di TVP prossimale (ossia di una trombosi localizzata nel distretto venoso femoro-popliteo) varia dal 10% al 30% con un considerevole impatto sul successivo rischio di EP (2). Nonostante infatti la maggior parte di questi trombi evidenziati mediante screening flebografico rimanga asintomatico ed abbia la tendenza a risolversi spontaneamente, in alcuni pazienti questi trombi possono in realtà propagarsi o recidivare, così determinando una occlusione sintomatica del vaso o l’embolizzazione al polmone. L’incidenza di EP dopo chirurgia ortopedica maggiore ed in assenza di misure di prevenzione può così variare dall’1% al 10%. Non di rado, gli episodi di TEV sintomatico si verificano dopo che i pazienti sono stati dimessi dall’ospedale, anche a distanza di alcune settimane dalla procedura chirurgica.  

 


 

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